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FEMMINICIDIO A MONTEPULCIANO, REALTÀ CHE SPESSO NON VOGLIAMO VEDERE

News inserita il 16-07-2017

Una donna uccisa così brutalmente solo perché libera di prendere decisioni in modo autonomo.

Nelle ultime ore, in Italia, altre donne sono state uccise da partner o ex partner: una di queste proprio nella nostra zona.
La notizia ha destato clamore: tutti parlano del fatto, ma pochi ne mettono in evidenza la gravità ed il peso sociale.
I dati dell’indagine Istat sulla Sicurezza delle donne voluta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità evidenziano che “la violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso e quasi 7 milioni di donne hanno subito nella corso della propria vita una qualunque forma di violenza fisica o sessuale”, puntualizzando che “sono i partner attuali o ex che commettono le violenze più gravi”.
Ancora oggi solo il 7% delle donne che hanno subito violenza denuncia l’accaduto. E’ davvero sconcertante che ancora 93 donne su 100 vivono nell’omertà. Ciò per diverse ragioni, tutte legate alle dinamiche intrinseche alla violenza. Paura, dipendenza economica, isolamento, mancanza di alloggio, riprovazione sociale spesso anche da parte della stessa famiglia di origine sono solo alcuni dei numerosi fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione in cui si trovano.
Si crede che la violenza verso le donne riguardi solo le fasce sociali svantaggiate, emarginate, deprivate. Invece è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e razza.
Mutatis mutandis, la stessa realtà è fotografata, ogni anno, dall’Osservatorio Sociale Regionale della Toscana, al quale giungono i dati dell’attività svolta dai Centri Antiviolenza di tutta la Regione.
Nel corso del 2017 il solo Centro Antiviolenza della Valdichiana Senese (Associazione Amica Donna) ha accolto ben 56 donne vittime di violenza: si tratta di nuovi casi, che vanno ad aggiungersi a quelli noti fin dagli anni passati.
La donna uccisa in queste ore a Montepulciano non era fra quelle seguite dal Centro, ma ciononostante le operatrici e le consulenti del Centro sono state colpite da profondo dolore per la morte di una donna uccisa così brutalmente solo perché libera di prendere decisioni in modo autonomo.
Ormai da più di 10 anni l’Associazione Amica Donna, oltre che accogliere ed accompagnare le donne nel percorso difficile dell’uscita da situazioni di violenza nelle relazioni intime, attua campagne di sensibilizzazione al problema, non solo nei confronti degli adulti, ma anche dei più giovani.
La scarsa conoscenza del fenomeno, delle dinamiche e della sua diffusione, la convinzione radicata che la violenza nelle relazioni intime sia un "fatto privato" e non un reato, la presenza di preconcetti sulla corresponsabilità della donna nella violenza sono tutti argomenti che spingono a ritenere prioritario adottare tutte le misure appropriate, specialmente nel campo dell'educazione, per modificare i modelli di comportamento sociali e culturali degli uomini e delle donne e per eliminare i pregiudizi, le pratiche consuetudinarie e ogni altra pratica basata sull'idea dell'inferiorità o della superiorità di uno dei due sessi e su ruoli stereotipati per gli uomini e per le donne.
L’Associazione Amica Donna, proprio per il ruolo sociale che le compete, non può esimersi dall’annotare, ancora una volta, che la violenza contro le donne è un problema sociale, culturale ed economico complesso che può e deve essere affrontato in una logica di rete e di coinvolgimento attivo di ciascuno – cittadini ed istituzioni – senza che sia liquidato come un “problema delle donne”: per sradicarlo occorre cambiare le regole culturali, sociali ed economiche dei diversi sistemi sociali e questo può essere fatto solo con un coinvolgimento totale della società.
La vita delle donne è messa in pericolo dalla quotidiana cultura di sopraffazione degli uomini, uomini che arrivano anche ad uccidere perché incapaci di sostenere la relazione affettiva e che non accettano e negano la libertà della donna. Uccidere è più facile che affrontare i conflitti, mettersi in discussione, riconoscere alla donna dignità e rispetto.
E’ fondamentale che il problema sia conosciuto nel suo effettivo significato in modo che ciascuno di noi possa farsi parte attiva nel contrasto alla violenza sulle donne, nei diversi campi in cui opera: a scuola, presso le istituzioni, in chiesa, in famiglia, proponendo modelli di rapporti tra i generi in cui non sia più possibile confondere il possesso e la violenza con l’amore.
La nostra comunità colpita da questa tragedia, apra gli occhi su una realtà che spesso non vogliamo vedere, che ci attraversa invece profondamente, come i numeri testimoniano, e che, per essere affrontata, deve essere compresa e approfondita. C'è bisogno di una cittadinanza attiva e attenta, di istituzioni presenti e determinate, di una rete i cui soggetti siano formati a capire il fenomeno della violenza di genere ed abbiano veramente intenzione di individuarla e combatterla.
Anche questa volta una donna è stata uccisa e un bambino subisce una violenza pesantissima. Molte volte la famiglia non è un luogo di amore e armonia, non lo è se manca rispetto e parità nella coppia, se si riproducono, al suo interno, quegli stereotipi che ancora questa nostra società non ha superato e presenta spesso come "valori tradizionali".
Mentre piangiamo dunque questo nuovo feminicidio, chiediamo a tutti un momento di profonda riflessione sul fenomeno della violenza di genere, affinché ne scaturisca una spinta ad attivarsi.
Tutti noi e in particolare i soggetti preposti ad arginare e combattere questo nostro dramma sociale.

La Presidente di Amica Donna
Assunta Bigelli

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