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DA POGGIBONSI A SANTIAGO: DIARIO DI UN CAMMINO (17)

News inserita il 16-04-2018

L'epilogo è al cabo Finisterre, di fronte all'oceano, non ci sono più strade per andare avanti, di fronte a noi solo mare per migliaia di chilometri

Lasciare Santiago leggero nella controra in direzione ovest attraversare la campagna ombrosa in una giornata molto afosa discendere fino ad Aguapesada, attraversare piccoli paesi sonnacchiosi e risalire nel bosco verso le colline per poi ridiscendere gradualmente verso Negreira, l'unico vero grande centro della zona, tra alberghi ostelli e bar. Ripartire con una frenesia malcelata in direzione ovest, il mare è il mantra che mi spinge a darci sotto per arrivare, sono settimane che aspetto di vederlo, la curiosità di vedere quale sarà la sensazione e l'emozione di vedere la fine dopo giorni e settimane di Cammino, il mare segna la fine e l'inizio di una nuova avventura con altre destinazioni e altre sfide che mi attendono.
Le tappe spesso prendono pieghe inattese, Oliveroa non sarebbe lontana ma un disturbo intestinale dovuto alla stanchezza, il caldo, deviazioni di percorso che allungano di molti chilometri, situazioni che sfiancano e mettono alla prova sia nel fisico che nella mente, perciò andare avanti richiede un ulteriore sforzo.
Anche il tempo si mette di traverso, dopo giorni caldo afoso, la pioggia si affretta a tornare su questa parte di Spagna per non smentire la fama di piovosa Galizia, la verde Galizia da qualche giorno era un po' più gialla, ma le perturbazioni atlantiche si impegnano a recuperare il ritardo.
Pioggia e mare, pioggia e terra, pioggia e Cammino, pioggia e spossatezza, la stanchezza fa anche smarrire la strada il percorso si allunga e la pioggia non dà tregua, la nebbia ci si mette anche lei a farsi beffe del povero viandante che dovrebbe, vorrebbe e godrebbe nel vedere l'oceano, ma la beffa è in atto, solo il rumore delle onde, di un mare grigio come l'asfalto, in tenuta mimetica per essere confuso con la nebbia. Muxia l'ultimo sforzo, l'arrivo sul mare nero petrolio a tu per tu con l'oceano, un tramonto da cartolina autunnale con un raggio di sole a salutare la meta.
L'ultimo sforzo tra promontori e fiordi in direzione Finisterre, fine terra, fine giorno, fine Cammino. L'ultimo tramonto struggente, il sole che scende lentamente dentro l'oceano calmo, Un oceano di emozioni, dubbi, timori, domande e risposte nella mia testa che al contrario del mare non è affatto calma.
Quante volte hai immaginato questo momento negli ultimi anni? Quante volte hai pensato come sarebbe stato quel momento durante l'attraversamento della Navarra e delle Mesetas, quando tutto ciò era lontano centinaia di chilometri, quante volte non hai visto l'ora di arrivare in questi giorni finali quando la stanchezza e il brutto tempo ti hanno messo a dura prova? Adesso che sei qui al faro che abbandoni le scarpe e la maglietta come tributo all'arrivo, alla fine della strada, alla fine dell'esperienza, adesso cosa provi?
Gioia per l'obbiettivo raggiunto, fierezza per avercela fatta, stanchezza per tutti i chilometri percorsi, consapevolezza di aver raggiunto l'obbiettivo, la tenacia e la voglia di soddisfare un desiderio che per troppo tempo è rimasto assopito.
La fine va metabolizzata nel corso dei mesi successivi, il senso di tutto ciò, di questa esperienza e di tutto ciò che l'ha scaturita maturerà con il tempo, d'inverno nelle giornate fredde e piovose, o forse in primavera quando la voglia di ripartire sarà più forte, chissà... Sicuramente questa esperienza approda a una conclusione certa, il Cammino è solo all'inizio, la strada no finisce mai, si potrebbe tornare indietro e arrivare a Roma, si potrebbe, ma la vera sfida è continuare a mantenere quello spirito nella vita di tutti giorni con le sfide quotidiane e la routine che mettono in crisi tutto quello che è stato costruito con fatica e sudore. L'arrivo a Finisterre è solo la fine di un percorso e l'inizio di un altro, più lungo e difficile che si contrappone alle insidie giornaliere fatte di avulsione e incomprensione, di indifferenze, disinteresse e meschinità. L'obiettivo da raggiungere sarà preservare gli insegnamenti e le emozioni dall'oblio e dalla frenesia, mantenerle perché ci accompagnino e ci aiutino durante il cammino quotidiano, in Valdelsa, in attesa che venga la possibilità di una nuova esperienza e di un nuovo Cammino da percorrere con uno spirito diverso, che ci metterà di fronte a nuove emozioni e sensazioni, verso casa, verso Poggibonsi e la Valdelsa. Un viaggio mentale ed emozionale con un nuovo occhio sulla vita reale. Lo consiglierei? Sì lo consiglierei, è stata un'esperienza  molto positiva, rivolta a tutti coloro hanno voglia di mettersi in gioco e di intraprendere un'avventura che vi darà un punto di vista diverso sul mondo e sulle cose quotidiane. Un viaggio che può essere fatto da tutto insieme, ma anche può essere programmato  su diversi anni, in base alle esigenze di tempo e lavoro. L'importante non è la meta ma il viaggio in sé e tutto ciò che esso comporta.

Filippo Landi

 

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