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DA POGGIBONSI A SANTIAGO: DIARIO DI UN CAMMINO (16)

News inserita il 15-04-2018

L'arrivo è colmo di aspettative, l'ultima tappa è una via crucis: caldo, strade affollate e periferie cementate mettono a dura prova la pazienza, ma l'arrivo di fronte alla Cattedrale lascia ammutoliti. Ma il mio viaggio ha una destinazione finale: Oceano 

L'arrivo a Santiago è un po' come la partenza ognuno se la immagina come vuole, spesso le condizioni climatiche vanno a modificare e sensazioni e le emozioni, in questo caso il caldo estivo si è fatto sentire con i suoi quaranta gradi, un arrivo dilatato come lo è ogni cosa con quella temperatura, il caldo e l'afa hanno reso l'arrivo ancor più desiderato e ancor più intenso. La massa di persone che giunge a Santiago quotidianamente è veramente impressionante, un continuo e incessante pellegrinaggio si riversa sulla città nei mesi estivi soprattutto in agosto. La vera pecca è stata questa, l'essere parte di una unica ed enorme carovana, tutti in fila lungo i marciapiedi per arrivare alla cattedrale lungo strade trafficate e rotonde anonime hanno in parte stemperato l'emozione e l'entusiasmo, anche perché l'arrivo a Monte de Gozo dove gli antichi pellegrini vedevano la cattedrale di Santiago è veramente anonimo per non dire brutto, con l'enorme monumento e il parco che hanno totalmente snaturato l'area dando un senso di artificialità al tutto invece di rimarcarne la profonda spiritualità. La periferia fatta di palazzi di vetro e cemento e la presenza di molti alberghi rende questo luogo estraneo e alieno all'esperienza che si sta per concludere, un'ultima prova di determinazione e di resistenza per arrivare alla cattedrale. Perdersi nei vicoli e trovarsi svoltando l'angolo nella piazza do obradoiro, di fronte alla mastodontica facciata della cattedrale anche se coperta dalle impalcature fa rimanere senza fiato dall'emozione. Emozione di essere arrivato, emozione per la stanchezza e la fatica, emozione per tutte quelle volte che Santiago era così lontano da non rendersi conto nemmeno come e dove, essere li e rimanere senza parole. Capire di dover capire, cogliere il momento e metabolizzare le emozioni ed elaborare l'esperienza vissuta, ma c'è tempo. Sono cose che verranno da sole, adesso è il momento di godere ogni secondo, ogni attimo, ogni minuto di questa bella avventura. Le compagnie si sciolgono, abbracci, qualche lacrima, un ciao, un arrivederci, un addio, persone che non si conoscevano fino a qualche giorno prima adesso non si vorrebbero separare, l'esperienza comune del viaggio ci lega indissolubilmente: compagni di viaggio, di una minuscola porzione di vita o per una vita futura. Tutte le persone, gli incontri, le situazioni, piacevoli e non, tutte le esperienze e gli insegnamenti appresi resteranno dentro ognuno di noi indipendentemente dalla nazionalità, religione o cultura. Abbiamo appreso e compreso, abbiamo imparato, mutato le percezioni e capito ciò che era importante e ciò che non lo era,. Ognuno tirerà le proprie conclusioni in privato, forse troverà le risposte che cercava, forse le domande che non si era posto, il Cammino non cambia la vita la arricchisce...
Ma il mio Cammino continua: oceano... 

Filippo Landi

 

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