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AGRIPOST: CALDO E SICCITÀ, I DANNI ALLE PRODUZIONI VEGETALI

News inserita il 10-07-2017

Gli effetti di una bizzarra estate africana.

Si parla di annata record per caldo e siccità che ancora sembrano continuare a pieni ritmi; in alcune zone dell’Italia, Toscana compresa, sono mesi che non si registrano precipitazioni utili, ma solo sporadici eventi piovosi caratterizzati da intensità e durata talvolta insufficienti a soddisfare il fabbisogno idrico delle colture. La mancanza di acqua associata alle alte temperature giornaliere, stanno drasticamente rovinando la produzione agricola italiana tant’è che alcune Regioni (vedi Toscana e Sardegna) sono arrivate persino ad indurre lo stato di calamità idrica. Lo stress idrico e le alte temperature si ripercuotono sulla pianta con accrescimenti ridotti, scarsa produzione quali-quantitativa e morte precoce, fattori che dunque vanno ad incidere sul mercato finale. Allessature, scottature, bruciature, sono tutti sintomi ben visibili e frequenti in situazioni come questa ed è per questo utile preventivare lo stato di salute della pianta ancor prima di intervenire con irrigazioni di soccorso. Una valutazione visiva della pianta è la forma migliore per diagnosticarne lo stato di sofferenza; generalmente le carenze idriche e nutrizionali ad esse correlate, si manifestano con ingiallimenti dei margini fogliari, ripiegamento delle foglie e la pianta che assume un portamento ricurvo verso il basso. Le giuste pratiche agronomiche e la scelta di cultivar più resistenti sono ottimi espedienti per limitare le perdite di prodotto, ma possono comunque ben poco di fronte a queste insolite quanto rare situazioni climatiche. È stato comunque un anno particolare, le coltivazioni sono entrate in contatto con queste condizioni già provate da un inverno ed una primavera bizzarra, con il mese di aprile in cui sono state registrate temperature più basse delle medie stagionali che hanno compresso la crescita di diverse colture, preludio di una stagione difficile per l’agricoltura italiana. Ancora non si vede la fine di questa lunga estate caldissima, come cantavano gli 883 negli anni ‘90, se ne vede però il lascito, la terra è ormai arsa, il caldo lascia dietro di sé distese di polvere nuda e chiara, curve che un tempo di verde splendevano, vi trovano oggi sede solo sassi e crepe che solcano l’orizzonte come ferite di guerra.

 

Tommaso Martellini

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