“La riscrittura della manovra di ieri ad Arcore fa pochi passi in avanti, dimentica la crescita e ancora una volta si dimostra iniqua e socialmente scorretta, visto che mette i comuni davanti a una serie di tagli consistenti, alla faccia di quel tanto conclamato federalismo fiscale, di cui la maggioranza si riempie la bocca da anni, ma che nei fatti non è in grado di mettere in atto”. Con queste parole il sindaco di Radicondoli, Emiliano Bravi commenta la manifestazione bipartisan di ieri a Milano, che ha visto sfilare per le vie della città meneghina duemila sindaci accorsi da tutto il Paese per protestare contro la manovra.
“Non è giusto che a pagare - prosegue il sindaco- debbano esser sempre gli enti locali, che se guardiamo bene i conti, rappresentano solo il 9-10% dell’intero debito pubblico. Al contrario, il peso più consistente per le casse statali è rappresentato delle spese dello Stato e dei Ministeri, che però non sono stati chiamati a pagane, né a contribuire in modo altrettanto forte alla crisi. E’ evidente – continua il primo cittadino di Radicondoli – che siamo di fronte a un Governo privo di credibilità e di un progetto serio e di lungo termine, come dimostra il fatto che oggi siamo alla quarta manovra, che obbliga soprattutto gli enti locali a dover sopperire alla mancanza di una programmazione da parte del governo centrale”.
“Anche la riscrittura dell’articolo 16 del decreto della manovra – spiega Bravi – che prevede l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali dei Comuni a partire dal 2013, nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti e senza indennità o gettone alcuno per i loro membri, è l’ennesima dimostrazione che avevamo ragione e non era concepibile un articolo che potesse sopprimere o cancellare ben 1.936 comuni sotto i mille abitanti. Non era sostenibile la proposta di creare un nuovo istituto giuridico come le unione municipali, che fa venire meno alcuni principi fondamentali, come quello della rappresentatività democratica e dell’autonomia dei territori”.
“L’idea di non rispettare le piccole comunità locali – conclude Bravi – e la proposta di cancellare gli ultimi rari esempi di una politica di servizio vera e tangibile, come quella espletata dalle amministrazioni comunali, mi sembra non solo priva di senso, ma rischia di passare come una presa in giro grave per tutti i cittadini, che sempre di più fanno richiesta di servizi alle istituzioni del proprio territorio. Un patrimonio e un’istituzione, quella comunale che va difesa se si vogliono garantire e preservare, anche in futuro, i valori e la cultura di un territorio, che fa del rapporto intimo e di fiducia con i propri cittadini il motore per lo sviluppo di una vera politica di servizio. Proprio per garantire la buona salute dei nostri territori, mi auguro che si possa continuare a fare sistema contro i tagli, magari percorrendo la strada delle funzioni associate, ma nel pieno rispetto della rappresentatività locale”. |